Hericium, un elisir per il tuo cervello

Conosciuto anche come Lion’s Mane o fungo criniera di leone, l’Hericium erinaceus è un fungo commestibile dall’aspetto inconfondibile e da tempo utilizzato nella tradizione orientale.
Negli ultimi anni ha attirato l’attenzione della ricerca scientifica soprattutto per una caratteristica particolare: alcuni suoi composti bioattivi sembrano essere in grado di influenzare i fattori neurotrofici, molecole coinvolte nella crescita, nel mantenimento e nella funzionalità delle cellule nervose.
Da qui nasce l’interesse per il possibile ruolo dell’Hericium nel sostegno delle funzioni cognitive, della memoria e della salute cerebrale.
I possibili benefici dell’Hericium per la mente
L’interesse scientifico verso Hericium erinaceus è legato soprattutto alla presenza di particolari molecole bioattive, tra cui erinacine ed ericenoni.
Questi composti sono stati studiati per la loro capacità di stimolare, attraverso diversi meccanismi, la produzione di NGF (Nerve Growth Factor) e di influenzare altre vie coinvolte nella plasticità e nella sopravvivenza neuronale.
L’NGF è un fattore di crescita fondamentale per il sistema nervoso: contribuisce allo sviluppo, al mantenimento e alla funzionalità di specifiche popolazioni di neuroni.
Studi sperimentali hanno inoltre evidenziato possibili effetti dell’Hericium sui processi di neurogenesi, stress ossidativo, infiammazione e sopravvivenza cellulare.
Vediamo più nel dettaglio quali sono i potenziali benefici di questo fungo.
1. Supporto della memoria

Uno degli ambiti maggiormente studiati è quello della funzione cognitiva e della memoria.
Il primo studio clinico particolarmente noto risale al 2009. Il dott. Mori e colleghi hanno condotto uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo su 30 persone di età compresa tra 50 e 80 anni con deterioramento cognitivo lieve.
I partecipanti che assumevano Hericium hanno mostrato un miglioramento significativo dei punteggi cognitivi rispetto al gruppo placebo alle settimane. Dopo la sospensione dell’integrazione, i punteggi sono diminuiti nuovamente.
Il risultato è interessante perché suggerisce un possibile effetto benefico sulla funzione cognitiva. Naturalmente lo studio deve essere interpretato con cautela: lo studio era piccolo e di durata limitata.
2. Concentrazione e prestazioni cognitive
L’Hericium erinaceus è stato studiato anche per il possibile effetto sulle prestazioni cognitive in persone sane, cioè senza una diagnosi di deterioramento cognitivo. Per “prestazioni cognitive” si intende la capacità del cervello di elaborare informazioni, mantenere l’attenzione e rispondere rapidamente agli stimoli.
Uno dei risultati più interessanti arriva da uno studio pilota pubblicato nel 2023 su Nutrients.
La ricerca ha coinvolto 41 adulti sani tra 18 e 45 anni, sottoposti a un trattamento randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo. I partecipanti hanno assunto 1,8 g di Hericium erinaceus e sono stati valutati sia dopo una singola assunzione sia dopo 28 giorni di integrazione.
A 60 minuti dalla singola assunzione, il gruppo che aveva assunto Hericium ha completato più rapidamente il test di Stroop, un test neuropsicologico utilizzato per valutare, tra le altre cose, attenzione selettiva, controllo inibitorio e velocità di elaborazione. La differenza rispetto al placebo è risultata statisticamente significativa (p = 0,005).
Il risultato è interessante perché suggerisce un possibile effetto acuto sulla velocità di alcune funzioni cognitive. Gli autori sottolineano però che le dimensioni ridotte del campione richiedono conferme attraverso studi più ampi.
Nel 2024 è stato pubblicato un ulteriore studio randomizzato, doppio cieco e controllato con placebo, condotto su 33 partecipanti. In questo caso è stato utilizzato un preparato di Hericium erinaceus arricchito in erinacina A, e il trattamento è durato 8 settimane.
La funzione cognitiva è stata valutata attraverso due test non verbali basati sulla velocità di esecuzione. Al termine dello studio, il gruppo Hericium ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo in uno degli outcome cognitivi, dopo aver tenuto conto di valori basali, età, sesso e altri fattori.
Particolarmente interessante è il fatto che i ricercatori abbiano misurato anche il BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor). Nel gruppo Hericium i livelli sierici di BDNF sono aumentati nel corso delle otto settimane, mentre nel gruppo placebo si è osservata una diminuzione.
Il BDNF è una proteina coinvolta nei processi di plasticità neuronale, apprendimento e memoria. Questo risultato fornisce quindi un possibile collegamento biologico tra l’assunzione di Hericium e alcuni cambiamenti osservati nelle prestazioni cognitive.
3. Neuroplasticità
Uno dei motivi per cui l’Hericium è particolarmente studiato in ambito neurologico è il possibile coinvolgimento nei processi di neuroplasticità.
La neuroplasticità è la capacità del sistema nervoso di modificare le proprie connessioni e adattarsi alle esperienze. È un processo fondamentale per apprendimento, memoria e recupero funzionale.
Gli studi preclinici indicano che alcuni componenti dell’Hericium possono influenzare vie neurotrofiche associate a NGF, BDNF e segnalazione TrkA/ERK, meccanismi coinvolti nella crescita e nella sopravvivenza neuronale.
4. Protezione dei neuroni dallo stress ossidativo
Il cervello è particolarmente vulnerabile allo stress ossidativo, cioè a uno squilibrio tra produzione di specie reattive dell’ossigeno e capacità dell’organismo di neutralizzarle.
Diversi studi sperimentali hanno evidenziato nell’Hericium attività antiossidanti e la capacità di modulare alcuni processi cellulari collegati allo stress ossidativo.
Questi risultati contribuiscono all’interesse verso il fungo come possibile alimento funzionale per il mantenimento della salute neuronale, ma le evidenze non sono sufficienti per affermare che l’integrazione con Hericium prevenga le malattie neurodegenerative nell’uomo.
5. Modulazione dell’infiammazione
L’infiammazione cronica e l’attivazione persistente delle cellule immunitarie del sistema nervoso, in particolare della microglia, sono state associate a numerosi processi neurodegenerativi.
Studi preclinici suggeriscono che alcuni componenti dell’Hericium possano modulare le risposte infiammatorie e la reattività delle cellule gliali.
Si tratta di un possibile meccanismo neuroprotettivo interessante, ma ancora prevalentemente studiato attraverso modelli cellulari e animali.
Hericium e malattie neurodegenerative
È proprio questo il settore che ha generato maggiore entusiasmo nella ricerca.
Esperimenti condotti su modelli animali di malattia di Alzheimer hanno evidenziato risultati incoraggianti: in alcuni modelli l’assunzione di Hericium o di suoi estratti è stata associata a una riduzione della deposizione di beta-amiloide, a una minore attivazione delle cellule gliali e a un aumento della neurogenesi nell’ippocampo.
Altri studi preclinici hanno evidenziato effetti potenzialmente neuroprotettivi in modelli di Parkinson e di altre condizioni caratterizzate da degenerazione neuronale.
Ma l’Hericium può prevenire l’Alzheimer?
Purtroppo ancora non c’è una risposta a questo quesito.
Questa distinzione è fondamentale.
I risultati ottenuti in laboratorio e negli animali sono promettenti, ma gli studi clinici sull’uomo sono ancora pochi. Una revisione pubblicata nel 2025 ha individuato tre studi clinici umani e tredici studi su modelli animali nell’ambito della prevenzione o del rallentamento dell’Alzheimer, con risultati complessivamente incoraggianti ma con la necessità di ulteriori studi clinici.
Una revisione sistematica più ampia, che ha analizzato la letteratura pubblicata fino a giugno 2024, ha identificato cinque trial randomizzati controllati e ulteriori studi clinici pilota. Gli autori evidenziano risultati interessanti sulle funzioni cognitive, ma anche la necessità di studi più ampi e meglio standardizzati.
Per concludere
Alla luce delle evidenze disponibili, possiamo dire che l’Hericium è un fungo promettente per la ricerca sulla funzione cognitiva, ma non ancora un prodotto con effetti neuroprotettivi clinicamente dimostrati.
Le evidenze più interessanti riguardano:
- funzione cognitiva e memoria, con risultati positivi in alcuni studi clinici;
- BDNF e fattori neurotrofici, coinvolti nella plasticità neuronale;
- NGF, particolarmente interessante per il mantenimento e la crescita neuronale;
- neurogenesi, soprattutto in modelli animali;
- stress ossidativo, attraverso meccanismi antiossidanti studiati in laboratorio;
- infiammazione neurogliale, con risultati preclinici promettenti;
- modelli di Alzheimer, nei quali sono stati osservati effetti biologici interessanti;
- modelli di altre malattie neurodegenerative, come il Parkinson, ancora prevalentemente in fase preclinica.
Bibliografia scientifica
- Mori et al., 2009 – Mild Cognitive Impairment
Improving effects of the mushroom Yamabushitake (Hericium erinaceus) on mild cognitive impairment: a double-blind placebo-controlled clinical trial.
Studio randomizzato, doppio cieco e controllato con placebo su 30 persone con deterioramento cognitivo lieve. È uno dei lavori clinici più citati sull’Hericium.
PubMed – studio Mori 2009 - Nagano et al., 2010 – Ansia e depressione
Reduction of depression and anxiety by 4 weeks Hericium erinaceus intake.
Studio clinico su donne con disturbi della menopausa, nel quale sono stati osservati cambiamenti favorevoli in alcuni parametri di ansia e depressione.
PubMed – Nagano et al. - Deltetto et al., 2023 – Cognizione in adulti sani
The Acute and Chronic Effects of Lion’s Mane Mushroom Supplementation on Cognitive Function, Stress and Mood in Young Adults.
Studio pilota randomizzato e controllato su 41 giovani adulti. Dopo una singola assunzione sono stati osservati risultati favorevoli in uno specifico test di velocità cognitiva; gli effetti cronici sono risultati più incerti.
PMC – studio completo - Brandt et al., 2024 – Erinacina A e cognizione
Effect of erinacine A-enriched Hericium erinaceus supplementation on cognition: a randomized, double-blind, placebo-controlled pilot study.
Studio pilota di 8 settimane su un preparato arricchito in erinacina A. Sono stati valutati prestazioni cognitive e BDNF.
ScienceDirect – studio 2024 - Lee et al., 2014 – NGF e crescita neuronale
Neurotrophic properties of the Lion’s mane medicinal mushroom, Hericium erinaceus.
Studio in vitro che ha osservato la capacità di un estratto acquoso di Hericium di favorire la secrezione di NGF e la crescita dei neuriti.
PubMed – studio neurotrofico - Lai et al., 2015 – Composti bioattivi e NGF
Chemical constituents from Hericium erinaceus and their ability to stimulate NGF-mediated neurite outgrowth on PC12 cells.
Studio di caratterizzazione dei composti dell’Hericium e della loro capacità di stimolare la crescita neuritica mediata da NGF.
PubMed – studio sui composti bioattivi - Li et al., 2018 – Erinacine e salute neurologica
Neurohealth Properties of Hericium erinaceus Mycelia Enriched with Erinacines.
Review particolarmente interessante per comprendere il ruolo delle erinacine, con riferimento a studi preclinici su Alzheimer, Parkinson, ictus e depressione.
PubMed – review sulle erinacine - Choi et al., 2023 – Hericium e malattie neurodegenerative
Hericium erinaceus in Neurodegenerative Diseases: From Bench to Bedside and Beyond, How Far from the Shoreline?
È una delle review più utili per il tuo articolo: analizza studi su Alzheimer, Parkinson, depressione, BDNF, NGF, erinacine ed effetti neuroprotettivi, sottolineando però il numero ancora limitato di trial clinici.
PubMed – review 2023 - Cornford & Charnley, 2025 – Alzheimer
Hericium erinaceus: A possible future therapeutic treatment for the prevention and delayed progression of Alzheimer’s disease?
Review specifica sull’Alzheimer. Gli autori hanno considerato 3 studi clinici sull’uomo e 13 studi su modelli animali. I risultati sono promettenti, ma gli autori sottolineano la necessità di ulteriori studi clinici.
PubMed – review Alzheimer 2025 - Spangenberg et al., 2025 – Review sistematica sulle erinacine
Unveiling the role of erinacines in the neuroprotective effects of Hericium erinaceus: a systematic review in preclinical models.
È probabilmente la fonte più importante da citare oggi se vuoi parlare di meccanismi neuroprotettivi. La review ha analizzato 23 studi preclinici e ha trovato evidenze su neurogenesi, sopravvivenza neuronale, stress ossidativo, infiammazione e funzioni cognitive negli animali.
PubMed – review sistematica 2025
Testo completo su PMC - Szućko-Kociuba et al., 2023 – Neurotrophic and Neuroprotective Effects
Review che raccoglie le evidenze su NGF, neurotrofine, stress ossidativo, infiammazione, apoptosi, erinacine ed ericenoni.
PubMed – review completa - Contato & Conte-Junior, 2025 – Review generale
Lion’s Mane Mushroom (Hericium erinaceus): A Neuroprotective Fungus with Antioxidant, Anti-Inflammatory, and Antimicrobial Potential.
Review aggiornata sui composti bioattivi dell’Hericium e sulle evidenze antiossidanti, antinfiammatorie, antimicrobiche e neuroprotettive. Gli stessi autori sottolineano che la validazione clinica rimane limitata.
PubMed – review 2025 - Systematic Review, 2025 – Benefits, side effects, and uses of Hericium erinaceus as a supplement
Questa è particolarmente utile se vuoi dare al tuo articolo una bibliografia aggiornata. La ricerca ha incluso 5 trial randomizzati controllati, 3 studi clinici pilota, 1 studio di coorte e 1 case report, oltre a studi di laboratorio. Ha analizzato anche sicurezza, cognizione, umore e possibili effetti neuroprotettivi.
PubMed – systematic review 2025
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