Rosmarino, il profumo che risveglia la mente. Ecco perché stimola memoria e concentrazione

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Da secoli, il rosmarino (Rosmarinus officinalis L.) rientra nella tradizione europea come simbolo di memoria e ricordo: Shakespeare, nell’Amleto, affida a Ofelia le parole «Ecco del rosmarino, è per il ricordo», mentre un’antica tradizione popolare narra che gli studenti lo intrecciassero tra i capelli prima degli esami, confidando nel suo potere di favorire la memoria.

Ma oggi, con gli strumenti della ricerca moderna, c’è qualcosa di vero in questa fama?

Effettivamente si, vediamo nei dettagli cosa dice la ricerca.

Cosa contiene il rosmarino?

Il rosmarino è un arbusto aromatico sempreverde della famiglia delle Lamiaceae, la stessa di salvia, menta, melissa e lavanda. Le sue foglie contengono due grandi famiglie di sostanze che interessano chi si occupa di funzioni cognitive:

  • Composti volatili dell’olio essenziale, tra cui 1,8-cineolo (detto anche eucaliptolo), canfora e alfa-pinene. Sono quelli che percepiamo con l’olfatto.
  • Composti fenolici, in particolare acido rosmarinico e acido carnosico, con attività antiossidante studiata soprattutto in laboratorio e su modelli animali.

Cosa dice la ricerca

1. L’aroma del rosmarino e la memoria

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Il gruppo di ricerca di Mark Moss, della Northumbria University (Regno Unito), ha dedicato diversi studi su questo tema.

In un primo lavoro su volontari sani, chi svolgeva i compiti in un ambiente profumato con olio essenziale di rosmarino otteneva risultati migliori nella memoria a lungo termine rispetto ai gruppi di controllo, con effetti diversi da quelli della lavanda sulla memoria di lavoro.

Nel 2012 i ricercatori Moss e Oliver hanno poi misurato il 1,8-cineolo nel sangue di 20 volontari esposti all’aroma. Più alta era la concentrazione assorbita, più rapide e accurate erano le prestazioni nei test cognitivi. Un dettaglio curioso: l’umore sembrava seguire una strada indipendente, e nei partecipanti il senso di appagamento era l’unico aspetto dell’umore collegato ai livelli di cineolo.

Nel 2013 un ulteriore studio su 66 persone, assegnate a caso a una stanza profumata al rosmarino, oppure a una stanza senza profumo, ha rilevato migliori prestazioni nella memoria prospettica, cioè la capacità di ricordarsi di fare una cosa al momento giusto (un appuntamento, una medicina da prendere). Anche qui nel sangue di chi era nella stanza profumata c’era più 1,8-cineolo, e i ricercatori hanno ipotizzato un meccanismo farmacologico oltre che psicologico.

2. Il rosmarino assunto per bocca

Per quanto riguarda l’assunzione per via orale, il dato più citato viene dallo studio di Pengelly e colleghi, pubblicato nel 2012 sul Journal of Medicinal Food: 28 adulti anziani con età media di 75 anni, hanno assunto, in momenti diversi, placebo oppure polvere di foglie secche di rosmarino a quattro dosaggi diversi.

I risultati sono stati a campana, e per questo molto istruttivi:

  • la dose più bassa (750 mg, vicina a un uso culinario) ha migliorato in modo significativo la velocità della memoria;
  • la dose più alta (6.000 mg) l’ha invece peggiorata;
  • su altre misure cognitive si sono osservati effetti negativi, anche se meno costanti.

Il messaggio non è moderare le quantità per avere dei buoni risultati, perché a dosaggi eccessivi i risultati potrebbero essere controproducenti.

I limiti da tenere presenti

Naturalmente va considerato che sono studi con campioni piccoli e le misurazioni cognitive sono state fatte sulle ore successive all’esposizione e non dopo mesi di utilizzo. Inoltre gli studi sono stati fatti solo su soggetti sani. Al momento non ci sono studi che dimostrano che il rosmarino opssa prevenire o curare il declino cognitivo o la demenza.

Come usarlo con buon senso

rosmarino infuso

Se vuoi provare, queste sono le modalità più ragionevoli e coerenti con ciò che è stato studiato:

  1. In cucina: usare il rosmarino abitualmente come aromatizzante è il modo più semplice e sicuro, e le quantità sono quelle culinarie vicine alle dosi più basse dello studio.
  2. Aroma nell’ambiente: qualche goccia di olio essenziale di rosmarino in un diffusore per un tempo limitato, mentre studi o lavori, oppure un rametto fresco sulla scrivania. È la forma più vicina agli esperimenti sull’aroma.
  3. Infuso: la tisana di rosmarino è un’abitudine piacevole e utile per la digestione, per la circolazione e per il benessere generale. Si prepara versando un cucchiaino di foglie per una tazza di acqua già calda, lascinado in infusione per circa 10 minuti.

Cautele e controindicazioni

  • Gravidanza e allattamento: nel caso del rosmarino essiccato, o della tisana, meglio evitare dosaggi superiori a quelli alimentari, mentre è da evitare del tutto l’uso dell’olio essenziale, se non dietro consiglio del medico.
  • Epilessia: l’olio essenziale di rosmarino contiene canfora, da evitare in chi soffre di crisi epilettiche.
  • Bambini piccoli: gli oli essenziali ricchi di cineolo e canfora non vanno usati vicino al viso dei più piccoli. In linea generale è controindicato sotto i 6 anni.
  • Terapie in corso: chi assume anticoagulanti o altri farmaci in modo continuativo dovrebbe chiedere al medico prima di usare estratti o olio essenziale di rosmarino.
  • Allergie: possibile sensibilità nelle persone allergiche ad altre Lamiaceae.

Le abitudini che contano di più

Nessuna pianta compensa un sonno insufficiente, giornate senza pause o un’alimentazione carente. Se la memoria o la concentrazione peggiorano in modo evidente o improvviso, il primo passo non è un rimedio naturale ma il confronto con il medico di base.

Per concludere

Il rosmarino può aiutare la concentrazione e la memoria?

La tradizione e alcuni studi su volontari sani suggeriscono un possibile miglioramento di velocità e accuratezza mentale con l’inalazione dell’aroma e con dosi molto basse di foglie di rosmarino, mentre le dosi alte sembrano peggiorare le prestazioni. Le prove sono preliminari: il rosmarino non è una «pillola della memoria», ma un alleato aromatico da inserire con equilibrio in uno stile di vita attento.

Bibliografia scientifica

  • Moss M., Oliver L. Plasma 1,8-cineole correlates with cognitive performance following exposure to rosemary essential oil aroma. Therapeutic Advances in Psychopharmacology, 2012. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov
  • McCready J., Moss M. Studio sull’aroma di rosemary e memoria prospettica, presentato alla conferenza annuale della British Psychological Society, 2013. https://www.sciencedaily.com
  • Pengelly A. et al. Short-term study on the effects of rosemary on cognitive function in an elderly population. Journal of Medicinal Food, 2012; 15(1): 10-17. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov.

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